Beati quelli che crederanno senza aver visto

7 aprile 2013 Nessun Commento     

La gioia del Signore risorto sia con tutti voi!

Abbiamo celebrato solo sette giorni fa la risurrezione di Cristo.

Risorti con Lui, abbiano deciso di rivederci per sperimentare la sua presenza nella comunità cristiana.

Esprimiamo nella preghiera la gioia di incontrarci e la speranza di sperimentare la presenza di Cristo in mezzo a noi.

 

LETTURE

 

Quale prova migliore della Risurrezione che la testimonianza di una comunità cristiana, di donne e di uomini che vivono una vita nuova, diversa, risorta?

Ecco perché il libro degli Atti degli Apostoli delinea le caratteristiche, lo stile di vita dei primi cristiani.

Perché la presenza di Cristo, morto e risorto, cambia la nostra vita, afferma l’apostolo Giovanni

Il brano del Vangelo è ricchissimo di spunti, Cogliamoli insieme, attraverso un ascolto attento e amoroso della Parola di Dio.

 

OMELIA

 

Una saldissima fede incerta…

E’ il titolo di un volume che, davanti all’autore (qualcuno di voi ricorderà) abbiamo presentato nella nostra comunità qualche mese addietro.

Un libro per adulti, per cristiani maturi, un libro il cui titolo, strano e, all’apparenza contraddittorio può servirci per prendere coscienza dello spessore della nostra fede.

Perché è normale per noi, come per Tommaso, essere sfiorati o anche colpiti dal dubbio, dalla domanda: “Io credo, ma chissà se poi veramente le cose stanno così”.

La nostra fede oggi è più difficile di una volta.

Fino a non molto tempo fa la società era, quasi naturalmente, religiosa.

La gente magari non andava spesso in chiesa, mala religiosità permeava quasi completamente il modo di pensare, il vivere sociale,

La religiosità permeava quasi completamente la maniera di pensare, il vivere sociale.

Nel Medioevo, per esempio, non ci sono tracce di ateismo…

L’ateismo è un fenomeno moderno e occidentale.

Oggi, lo sapete, la nostra società si definisce “secolarizzata” o anche “laica”: in essa a causa delle nuove conoscenze scientifiche, del progresso, della tecnica, della varietà dei modi di pensare, qualche volta anche per colpa dei cristiani o dei preti, la religione ha perso la sua importanza, ha un ruolo meno centrale.

L’ateo, il non credente, ha pieno diritto di cittadinanza, non viene più perseguitato o bruciato (e questo noi tutti oggi lo consideriamo un valore, una conquista!) Del resto molte delle nostre conoscenze, oggi fanno a pugni se non con la sostanza della fede, certamente con molti dei modi con cui la religione si esprime.

Oggi è più facile di una volta la nascita del dubbio, anche perché spesso, il cosiddetto “credente” non sa dare ragione della propria fede.

Si crede, ma non si conoscono le ragioni della propria fede.

Non abbiamo tempo… Abbiamo tante cose da fare…

E poi ci sono persone che entrano in crisi perché su youtube hanno scoperto che c’è un sedicente studioso della Bibbia che identifica il Dio del V.T. con gli extraterrestri, o perde la fede davanti a un romanzetto come il “Codice da Vinci” di Don Brown…

Ci si trova sguarniti dagli strumenti adatti per reagire, per saper rispondere non solo agli altri quando ci pongono domande su Dio o sulla nostra fede, ma anche a noi stessi, soprattutto quando la fede è stata privata delle sue ragioni, è diventata solo una tradizione, e non si fonda sulla esperienza della vita.

Perché, vedete, la fede, quella vera,

è un atteggiamento adulto, consapevole!

Ci hanno trasmesso la fede quando eravamo bambini, come un dono, come una tradizione che si tramanda da padre in figlio.

Ma la fede diventa veramente autentica quando non finisce di essere dono, e diventa una conquista personale.

Quando qualcuno perde la fede, quando dice di non credere più, è proprio lì che bisogna andare a cercare la causa: la fede che ci era stata donata non l’abbiamo fatta nostra, non l’abbiamo personalizzata: è rimasta come un giocattolo che si mette da parte quando si cresce, come un vestito che sta stretto, come le scarpe della prima comunione, che, una volta diventati grandi, non calzano più.

La fede (questa che sto tentando di fare è una lettura, della mia e della vostra esperienza di cristiani) la fede che abbiamo ricevuto, per diventare una dimensione permanente della nostra vita, deve entrarne a far parte, deve servire a dare un senso alla nostra esistenza, deve impastarsi con la nostra esperienza: con le nostre gioie e i nostri dolori, con i nostri successi e i nostri fallimenti, con la vita e con la morte…

Divenuti adulti bisognerebbe guardarsi indietro e dire: senza la presenza di Dio quanto sarebbe stata diversa la mia vita: è la fede che ha dato significato e valore a tutto ciò che ho vissuto!

Ciò che io sono, (è questa la domanda che dovremmo porci), ciò che io ho fatto, i rapporti umani che intessono la mia esistenza, le difficoltà che ho superato, i progetti che ancora mi rimangono, sarebbero stati possibili se qualcuno (con la “Q” maiuscola) non mi fosse stato vicino in tutta la mia vita?

La mia vita senza Dio avrebbe senso?

I miei giorni, senza Gesù Cristo, avrebbero significato?

Sarei stato capace di vivere, sono ancora capace di continuare a vivere, senza credere e vivere i valori che vengono dal vangelo, dal mio credere in Dio, dalla mia appartenenza alla chiesa?

(Si diceva giustamente ieri sera che Tommaso riconosce Gesù, lo trova nella comunità!)

In fondo è questa una delle ragioni della fede: la capacità di dare una risposta ai problemi più profondi della nostra esistenza, di dare significato a tutta la nostra vita.

Senza la fede saremmo come le farfalle o le lucertole… come afferma un ateo illustre in un suo volume, Eugenio Scalfari.

Lui dice che noi siamo solo degli animali, delle bestie solo un po’ più evolute, ma un po’ più sfortunati. Sembra che gli animali sono felici o infelici senza accorgersene, senza chiedersene il perché. Noi siamo più fortunati: ce ne accorgiamo: bella consolazione: siamo bravi a porci le domande senza la possibilità di trovare una risposta…

In fondo si tratta di una scelta: o vivere senza significato, o mettersi in cammino per andare alla ricerca di un significato: questa è la fede.

Ed appunto per questo la fede è cammino, è ricerca, è dubbio e quindi crescita, arricchimento… fedeltà!

Spieghiamoci meglio, lo abbiamo detto qualche altra volta, ma è meglio che ci ripetiamo.

Io non posso promettere a Dio di credere con chiarezza, non è nella mie mani.

Io posso promettere di essere fedele, nonostante i miei dubbi: questo è nelle mie possibilità.

Ecco cosa vuol dire: Una saldissima fede… incerta!

La fedeltà è il salario quotidiano che pago al Dio che mi ha dato la fede, perché la fede è un patto con Dio, è dargli la mano e rimanere stretti, anche nel buio.

Noi ora non vediamo tutto con chiarezza.

Noi non siamo portatori di una spiegazione del mondo globale, esauriente, definitiva; come credenti non possediamo una formula che chiarisce tutto…

Noi non sappiamo perché c’è un terremoto, o perché un uomo muore nel fiore dell’età, perché un bambino perde la vita prima di accorgersi di possederla.

Noi sappiamo solo che Cristo, il giusto per eccellenza è stato crocifisso, ed è rimasto fedele fino alla fine, obbediente fino alla morte.

Ed alla fine Dio lo ha resuscitato!

La fede nasce dalla fedeltà: nasce quando, dopo aver camminato, ti volti indietro e scopri quanto diversa sarebbe stata la tua vita e quella degli altri senza la presenza invisibile di Dio.

Perché c’è una differenza fra “aver fede” e “credere”.

FEDE è un cuore che batte nel sentirsi trascinato verso una meta, è adesione della propria vita a qualcosa di attraente, è un modo di essere che cambia la vita.

CREDERE è l’aspetto razionale della fede(ma anche della superstizione, della ingenuità, della faciloneria), e può essere qualcosa di ambiguo, potrebbe essere il semplice consenso mentale, una appartenenza senza il coinvolgimento della vita.

Fede non è ritenere vero he Dio esiste, ma sentirsi attratti irresistibilmente dai valori divini.

Io posso dire “CREDO” in modo esplicito e formale, mentre la fede si radica nell’intimo e si esprime spontanea nei gesti e nei comportamenti.

Il CREDERE è legato al linguaggio razionale, che è ambiguo, equivoco, inadeguato…

Aver fede è un modo di sentire.

PER DIRLA IN UN ALTRO MODOSI PUO’ CREDERE SENZA AVERE FEDE E AVER FEDE CON MOLTE INCERTEZZE SU CHE COSA CREDERE.

LA FEDE E’ COME L’AMORE. IO POSSO CREDERE ALL’AMORE, NEI SUOI VALORI POSITIVI PER RAGIONAMENTO.

MA ESSERE INNAMORATI ED AMARE E’ TUTTA UN’ALTRA COSA!|

Se la fede è fedeltà nasce un nuovo dubbio.

Un dubbio che non riguarda l’esistenza di Dio, il mistero della Trinità, o la verginità della Madonna.

Un dubbio che riguarda la qualità, lo spessore della mia fede, la sua coerenza con la vita.

Un dubbio di fede che non risparmia nessun credente

Se la mia fedeltà a Dio è impastata con la vita, se non è la fede della domenica delle Palme o quella della processione di Sant’Agata, mi deve continuamente venire il dubbio (guai se non mi venisse!) della verità. Della autenticità della mia fede, della coerenza di ciò che credo con ciò che faccio: e questa è un’altra cosa.

E’ ciò che fa diventare una comunità cristiana un polo delle speranze umane, soprattutto di quelle speranze che appaiono impossibili, perché la fede crede appunto l’impossibile.

Vedete, il mondo in cui vivevano i primi cristiani era cristallizzato da leggi intangibili, era costruito secondo un immutabile destino; in quel mondo il povero doveva restare povero, per il malato non c’erano rimedi, lo schiavo non poteva essere liberato, il potente era sempre più prepotente.

La speranza pasquale urtava contro infrangibili barriere; non diventava progetto: era solo un soccorso immediato ed uno spiraglio aperto sulla vita eterna…

Ma noi non possiamo e non dobbiamo vivere la fede pasquale alla maniera storica dei primi cristiani.

Non facciamo miracoli come Pietro per guarire i malati, ma possiamo lottare perché funzionino gli ospedali, e dalla cronaca di questi giorni, sappiamo quanto è urgente questo problema.

Noi oggi sappiamo che la miseria non è un male inevitabile, che lo sviluppo, come dicono gli esperti, deve essere sostenibile, e rimanda alle nostre responsabilità.

Noi sappiamo che i diritti dei più deboli devono essere difesi.

Noi sappiamo che la pace non dipende solo dagli imperatori ma anche dalla coscienza della gente.

Noi sappiamo che la corruzione, il malaffare prosperano attingendo non solo alla disonestà dei politici, ma anche sulla indifferenza e sulla stanchezza della gente, sulla cui testa passano provvedimenti che in nome del popolo, salvano solo i potenti.

Quel popolo che, davanti ad un apparecchio televisivo o incollato a internet, è capace di bere tutte le baggianate che il politico di turno, urlando con convinzione, riesce a vendere meglio del più bravo venditore ambulante.

Non è un caso che la religiosità di massa, la ricerca dei miracoli a buon bene comune, con il fatto che la politica oggi si sia impoverita di contenuti e sia diventata solo e semplicemente una lotta feroce e senza esclusione di colpi.

Noi siamo chiamati, giorno per giorno, ad incarnare la fede nella realtà in cui viviamo.

Riempiti della pace di Cristo, che non è tranquillità e indolenza, ma impegno nella costruzione della giustizia, pieni di amore e disponibilità nei riguardi del mondo, di cui siamo mandati a togliere il peccato.

Perché il peccato che rimetteremo, sarà rimesso, il peccato che toglieremo sarà tolto, quello che lasceremo al suo posto, resterà lì dov’è, ritardando la venuta del Regno di Dio.

E’ la pagina di Vangelo che abbiamo ascoltata: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così io mando voi. Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.

“Come il Padre ha mandato me, così io mando voi..”.

Ecco perché questa Eucaristia si chiama “messa” “missio”, missione.

Ognuno di noi, torna qui per conoscere qual è la sua missione nel mondo, per accorgersi che non è solo a fare il cristiano, per capire, progettare, agire, collaborando con ogni uomo di buona volontà perché risorga, in ogni senso la vita.

Perché tutto ciò entri a far parte della nostra esistenza, preghiamo.

Omelie

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