Chi fra voi è senza peccato, scagli la prima pietra

17 aprile 2013 Nessun Commento     

Ci ritroviamo con gioia insieme per celebrare l’Eucaristia. E’ l’ultima domenica di quaresima. Domenica prossima sono già le palme e siamo alla orami prossimi alla Pasqua del Signore.

La nostra conversione continua, si perfeziona la nostra conoscenza di Dio.

Oggi comprenderemo che non solo all’interno della nostra vita privata, ma anche davanti ai fatti che avvengono attorno a noi, nessuno può riconoscersi senza peccato.

PER QUESTO mentre i ci dichiariamo pronti ad accogliere e perdonare, riconosciamo ed accogliamo con gioia e gratitudine la misericordia di Dio.

 

 

LETTURE

 

Nella prima lettura Isaia sottolinea l’onnipotenza dell’amore di Dio. Le immagini si riferiscono alla realtà fisica, ma indicano chiaramente la forza di quest’amore, capace di rigenerarci, di farci risorgere, di farci cambiare strada.

Questo amore si manifesta in Cristo, dice Paolo agli Efesini.

Le parole di Paolo ci aprono al Vangelo: l’adultera che i farisei condannano e che Cristo perdona, ci fa capire come Dio non condanna chi sbaglia, né resta indifferente davanti al male, ma si compromette in prima persona per salvare e redimere anche nelle circostanze più dolorose della vita.

 

OMELIA

 

Habemus papam!

Abbiamo un nuovo papa!

Ce lo ha detto, con la voce tremolante, ma felice, il cardinale Turan, ed è qualcosa, credo, che tutti abbiamo atteso con qualche preoccupazione.

Certo: il papa non è tutto nella chiesa!

Il centro, il fondamento, il fulcro della nostra fede è Gesù Cristo… ma il papa ha un suo ruolo, importante, che, se è vissuto alla luce del vangelo aiuta i cristianio, li incoraggia, li sottare al pessimismo, non solo, ma offrre anche all’esterno una immagine non adulterata, ma vara, evangelica della chiesa e della fede.

Abbiamo qualche domenica addietro riflettuto insieme sulle dimissioni di Benedetto XVI.

Penso che sia giusto, in una comunità cristiana, parlòare insieme anche del nuovo papa.

Anche per andare oltrea tutto quello che vediamo nelle televisioni, che leggiamo sui giornali…

Dobbiamo essere capaci di leggere questo avvenimento non dall’esterno, ma dall’interno della nostra fede, della nostra appartenenza alla chiesa, alla luce della nostra fede e del nostro modo di vivere la fede.

Perché, ne sono convinto, noi tutti desideriamo, vogliamo, speriamo che la chiesa mostri al mondo il vero volto di Dio, il vero volto di Gesù Cristo, la vera forza dello Spirito.

Questo compito per fortuna non è affidato solo al papa, ai cardinali, ai vescovi, ai preti… è affidato ad ognuno di noi, ad ogni cristiano, anche se oggi, nel mondo della immagine e della comunicazione globale è molto importante ciò che fa, che dice un papa.

Nessuna televisione, certo, va in cerca del cristiano che, nascostamente, costruisce, nel silenzio, il regno di Dio.

Solo la telecamera di Dio lo vede e lo registra.

Le televisioni di tutto il mondo vanno in cerca del papa!

Vanno in cerca delle notizie sensazionali. Vanno a frugare nella sua vita in cerca di pettegolezzi e di curiosità.

A noi cristiani, invece, importa qualcosa di molto doiverso!

A noi interssa, soprattutto, che la testimonianza di un papa, la sua vita, la sua parola, il suo modo di fare, sia il più possibile a quello di Gesù Cristo…

 

 

Ed io credo che le prime impressioni, a questo riguardo, siano positive.

Ed abbiamo ragione di essere contenti perché tanti piccoli particolari, in questi primi giorni ci fanno ben sperare!

Sottolineo alcune cose che certamente anche voi avete notato fin dalle prime parole pronunziate da papa Francesco davanti alla folla di piazza San Pietro.

Una folla che lui è riuscito a far stare in silenzio e a pregare.

Non so che impressione fa a voi.

Ma io provo un forte disagio davanti alle grida, alle urla, agli applausi che scattano prima ancora che il papa apra la bocca per parlare, alle ovazioni da stadio, da partita di calcio, alla “ola”, come quando segna il campione preferito…

Non sono questi i modi in cui si manifesta la propria fede.

Questo forse va bene per le partite di calcio, per i demagoghi che urlano nelle piazze, per le star del rock…

E, per fortuna, Papa Francesco con il suo modo normale, sereno, tranquillo di parlare spero che freni questo modo di esprimersi…

E lo ha frenato fin dalle prime parole

Affacciato alla loggia di San Pietro e salutando la folla, Francesco non ha mai pronunziato la parola “papa”. Parlando sia di se stesso che del suo predecessore ha usato la parola “vescovo”, “vescovo di Roma”.

E’ un particolare importante!

Lo avete notato?

La parla vescovo si trova nella bibbia, la parola “papa” no.

Sono il vescovo di Roma – ha detto – che ha il “primato della carità”.

Ho sentito giovedì a prima pagina, Radio tre, alle 7,15 del mattino, il giornalista di turno, Marcello Veneziani, commentare questa espressione.

E’ un bravo giornalista, è un ottimo filosofo, ma di chiesa non ne capisce assai.

Ha detto Veneziani: “Questa espressione è stata usata da molti suoi predecessori, sottolinea il primo posto da dare alla carità”.

Ma quando mai!

Il “primato della carità” è un’espressione molto antica.

L’ha usata per primo sant’Ignazio di Antiochia alla fine del primo secolo, duemila anni fa nella sua Lettera ai romani.

E’ una bellissima espressione.

Indica solo che la chiesa di Roma, il cui primo vescovo è stato Pietro, che ha amato Cristo sopra ogni altra cosa, deve essere la prima nell’amore, deve avere il primato della carità.

E’ questo il senso genuino, originario del cosiddetto “primato del papa” che poi purtroppo, nel corso dei secoli, si è trasformato in un primato di potere, di giurisdizione, di autorità…

Questo papa ha scelto il nome di Francesco. Non c’è nessun Francesco prima di lui.

E’ un nome pericoloso!

San Francesco, lo sappiamo tutti, pur restando all’interno della chiesa, ha testimoniato uno stile di vita molto lontano da quello dei papi dei suoi tempi, e anche di quello dei papi e dei cardinali dei nostri giorni.

Certo non sarà facile per lui, dico per il papa attuale, vivere francescanamente. Vedremo!

Porremmo assistere a qualche sorpresa!

Ed infine, il tono familiare, normale, umano del suo parlare: “Cari fratelli e sorelle, Buonasera!”

Ha parlato come uno di noi, come parliamo noi, senza toni enfatici, solenni, roboanti, ma con le parole e lo stile con cui si parla fra persone normali.

Altre due cose fra le tante vi voglio ricordare: la prima: al cerimoniere che gli porgeva la croce d’oro da indossare ha detto: Questa la indossi lei!

Ed entrando nel suo appartamento al vaticano sembra che abbia detto: “Ma è troppo grande! Qui si potrebbero ospitare alemno trecenrto persone!

Non mi apsetto, personalmente, grandi stravolgimenti nella prassi della chiesa, ma un esempio luninoso di essenzialità, di povertà, di vita evangelica, questo sì!

Ed allora, speriamo bene.

Speriamo che la chiesa ufficiale, quella che si mostra nei rotocalchi, nelle televisioni, cominci a mostrare quel volto di Cristo che essa certamente possiede, ma che spesso è stato nascosto dai broccati, dalle scarpe Prada, dalle complicate liturgie, dalle guardie svizzere, dalla banca vaticana, da tutto ciò che non è molto simile alla linearità, alla semplicità, alla povertà del Vangelo di Gesù Cristo.

Una chiesa che sappia dire come Cristo ha detto oggi a quella donna che la legge voleva lapidare per i suoi peccati: “Va’, e non peccare più”!

Una chiesa che affidi il messaggio di Cristo non alle leggi, ai parlamenti, alle alleanze politiche, ma alla testimonianza di ciascuno dei suoi fedeli che il papa, ha invitato a camminare insieme, a edificare il Regno di Dio, a confessare la fede nel Cristo crocifisso.

Una chiesa che solleciti non solo la curiosità, il prurito di sapere, il gossip, di tutti quelli che sono fuori dal suo orizzonte, ma che li sappia attirare non verso di sé, ma verso la salvezza che viene da Gesù Cristo e da Dio.

Preghiamo per questo!

Omelie

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